27 Ott

I fatti sono questi. Michela Murgia è una narratrice e, quindi, ama imbrogliare le carte: mischia il passato con il futuro, il digitale con l’analogico, il reale con la finzione.

Mi è capitato di leggere i suoi articoli, parecchi post e un paio di romanzi. L’ho anche sentita parlare sul palco, alla Notte degli Scrittori. Quando l’ho fermata nel foyer della Sala Gustavo Modena, le ho detto le solite cose che si dicono in quelle occasioni: mio suocero era sardo, la fregola, gli stagni di Santa Giusta.

Poi le ho detto che mi era proprio piaciuta quella cosa che la scrittura è necessaria come lo scatto del topo. Cioè, come l’ultimo balzo del topo, preso nell’angolo. Insomma, vedete: io m’incarto e invece lei la dice bene, questa cosa del topo braccato con la scopa. Prima ancora di scriverla, la pensa bene e, quindi, la racconta bene. In pratica, la narra.

Perché, al netto delle etichette, Michela Murgia è proprio una narratrice. Di quelle da storie davanti al caminetto. O da sedia in un cortile assolato, se preferite. Ma non divaghiamo.

I fatti sono questi: Michela Murgia è talmente narratrice, che i suoi personaggi le scappano dai libri.

E, per la precisione, scappano su Facebook. Proprio così. Il suo prossimo romanzo, per Giulio Einaudi editore, uscirà martedì 10 novembre 2015, ma Chirù, il diciottenne che cede il proprio nome al libro, si è già aperto un Profilo Utente Facebook. E si è fatto un sacco di amici.

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Michela Murgia, dando la notizia dalla propria Pagina Ufficiale Facebook, ha citato Salinger. Qualcuno avrà pensato ai sei personaggi di Pirandello, altri a una mera attività di Social Media Marketing. Ma il dato resta: c’è il personaggio di un romanzo ancora inedito che sta raccontando qualcosa di sé. Qualcosa che, prima, nessuno poteva sapere. Qualcosa che, anche dopo aver letto il romanzo, nessuno potrebbe sapere. Qualcosa che sta al di fuori delle pagine del libro, perché sta dentro a una Pagina di Facebook.

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. (Il Giovane Holden, J. D. Salinger, cap. III)

Che io sappia, è la prima volta che accade in questa forma e con questi tempi e, anche se non lo fosse, mi è sembrata una cosa interessante, quantomeno curiosa. Immerso come sono nella mia “Bolla Social”, fatta di comunicazione, libri e LEGO, pensavo ci fossero un sacco di articoli in merito, un mare d’interviste all’autrice e all’editore. E invece no.

Così ho stuzzicato il Bot di Einaudi via Twitter, lui ha risposto e lei, Michela Murgia, non solo ha accettato di essere intervistata, ma mi ha pure telefonato.

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Ed eccoci qui, con l’intervista:

Fruttero e Lucentini attribuivano enorme importanza ai nomi dei loro personaggi tanto che hanno redatto un tomo che, successivamente, è diventato un long seller intitolato “Il libro dei nomi di battesimo”: ci racconti perché hai scelto il nome Chirù?

I genitori sanno bene che i nomignoli dati ai figli sono spesso parole deformate, quelle che da bambini non riuscivamo a pronunciare bene. Chirù è un nome dato in quel modo e richiama la parola ghiro perché è un dormiglione. È semplice da ricordare e non significando niente non è traducibile. Non è irrilevante avere un titolo che può restare immutato nelle traduzioni estere.

Questo esperimento del Profilo Utente Facebook di Chirù (ora trasformato in Pagina per rispettare le policy) è frutto di un pensiero strategico o di una notte insonne?

Di un gesto istintivo che ho fatto a luglio scorso quando ho consegnato l’ultima stesura del libro. Ancora con tutti i personaggi in testa, ho faticato a staccarmi in particolare da questo ragazzo, che nel libro è un personaggio più narrato che narrante, e a cui sentivo di dovere qualcosa di più. Ho aperto il profilo e ho cominciato a postarci senza sapere bene dove andare a parare.

Dai gruppi di Anobii alle bacheche di Pinterest: le discussioni social intorno ai libri si moltiplicano. Posso chiederti perché hai scelto proprio Facebook?

Perché è il mezzo con cui ho maggiore dimestichezza, il più immediato e il più multimediale. Twitter in questo senso è un mezzo di vecchia concezione: frequentato da pochi e soprattutto da addetti ai lavori, è uno spazio prediletto dai mediatori e raggiunge un numero minore di lettori. FB invece in questo è insuperabile.

Si parla molto di narrazioni crossmediali ed enhanced eBook: Chirù ci sta portando in questo territorio o sono fuori strada?

Credo siano categorie che interessano più chi osserva per studio queste narrazioni che non chi le compie. Per me è naturale cercare di raccontare con tutte le forme di comunicazione possibili, anche intersecandole. Non credo sia vero che quello che sto facendo con Chirù non lo ha mai fatto nessuno, ma se fosse vero me ne meraviglierei moltissimo.

Chirù posta, fotografa, interagisce (non a monosillabi). Di solito, risponde in meno di un’ora. Come riesci a gestire tutto?

Divertendomi. Se mi annoiassi non riuscirei a seguirlo e credo che non seguirebbero lui sulla pagina.

Riguardo alla Pagina di Chirù, hai parlato di “Gioco di Ruolo”: dimmi che da ragazza giocavi a Dungeon & Dragons e guadagni subito 5 D20 di nuovi fan.

Molto peggio. Ho giocato per dieci anni in una community di GDR online di ambientazione medieval-fantasy. È stata una palestra, perché non c’erano gli avatar, ma solo la parola scritta: quello che c’era esisteva nella misura in cui si era in grado di descriverlo. Senza dubbio Chirù è debitore a quell’esperienza e a quella nostalgia, che ogni tanto ancora mi prende.

Com’è fatto il cervello di una scrittrice che riesce, sia nei tempi dilatati di stesura di un romanzo, sia nella quotidianità di una Pagina Facebook, a indossare comodamente i panni di un ragazzo di diciotto anni?

Chi ha detto che sono comodi quei panni? Chirù è un personaggio letterario anche su FB, nel senso che non mi sono sentita legata a una particolare esigenza di realismo. È un adolescente a suo modo, come lo siamo stati tutti, e il suo modo non è quello che gli adulti più immediatamente collegano all’adolescente medio. Pensa confuso, ma profondo. Scrive di cose normali, ma ne scrive senza usare abbreviazioni da sms. Non ho cercato manierismo. Il vero problema è che per seguire quel profilo rispondendo davvero alle persone ci vogliono mediamente 5 ore al giorno sparse per le 24h. Non sarà sempre possibile.

Dai feuilleton a True Detective, le persone hanno sempre amato le narrazioni seriali. Tu hai definito quanto condiviso da Chirù come un prequel: dobbiamo aspettarci un sequel? Una serie? Una trilogia?

Niente di simile. La storia possibile di Chirù termina con l’ultima pagina del libro. Cosa succederà durante, in questi mesi in parallelo, non sono ancora in grado di dirlo.

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Pensi che Chirù (o Eleonora) aprirà altri canali social? Instagram, magari?

Eleonora lo escludo. Chirù invece è un musicista, quindi ha un profilo sulla piattaforma Spreaker, dove posta le sue prove di violino. Ma ha anche un profilo Tumblr, molto amato dagli adolescenti perché permette citazioni e foto, la comunicazione di stati d’animo più che di ragionamenti.

Pare che i Millennial leggano pochi libri, ma si rifacciano ampiamente online: Chirù vuole coinvolgerli o, semplicemente, è uno di loro?

È un pregiudizio: le statistiche ci dicono con chiarezza che il cosiddetto lettore forte in Italia ha 15 anni ed è donna. Gli adolescenti sono un pilastro fortissimo del mercato editoriale, sono gli adulti che non leggono. Non so se Chirù coinvolgerà gli adolescenti, ma so che a seguirlo su FB sono soprattutto donne (il 70%) comprese nella fascia tra 24 e 55 anni.

Fin dai tempi de “Il mondo deve sapere” tu sei un’autrice molto social: quanto conta, per te, condividere, avere un riscontro diretto?

Moltissimo. Il gesto verticale della penna risponde sempre a quello orizzontale della relazione. Si scrive sempre per qualcuno, non credo a chi dice “io scrivo per me stesso”. Anche chi scrive i diari segreti e poi li chiude nei cassetti scrive per qualcun altro, perché la persona che li aprirà dopo tanto tempo non sarà comunque più la stessa persona che li ha scritti anni prima. Se qualcuno non mi chiede “racconta questo”, io neanche comincio a scrivere.

Il linguaggio con cui scrivi i post di Chirù è evidentemente letterario, con pochissime concessioni al mimetismo che un canale come Facebook avrebbe potuto suggerire. Vuoi dirmi qualcosa in più su questa scelta?

Se c’è una cosa che ho imparato scrivendo è che tutte le volte che si cerca di riportare sulla pagina una frase reale senza la mediazione del linguaggio letterario il risultato non è mai realistico. Il rischio di fare una macchietta di adolescente andando alla ricerca del tvb o del xké era troppo forte per provarci.

C’è il tuo desiderio di raccontare altro e i lettori che stanno (consapevolmente) al gioco: possiamo considerarla un’estensione della sospensione dell’incredulità?

Lo è senza dubbio ed è straordinario constatare la consapevolezza dei lettori in questo senso: sotto il nome c’è scritto PERSONAGGIO INVENTATO e loro agiscono come davanti a ogni buona invenzione: accettando di credere che il verosimile sia vero.

In “Blade Runner”, l’androide Roy Batty chiede al proprio creatore, Eldon Tyrrel, di avere più vita. L’account di Chirù ha una data di scadenza?

È un problema che si è presentato dopo che l’ho aperto, perché prima era pensato per cessare con l’uscita del libro. La risposta dei lettori però è stata travolgente e ha fatto sorgere legami e interazioni dirette anche fisiche che renderanno difficile far finire il personaggio direttamente tra le pagine. Chirù dimentica oggetti in luoghi pubblici e i lettori li recuperano, le lettrici gli spediscono libri che dovrebbe leggere, riceve centinaia di messaggi privati… la giocatrice di ruolo che è in me si rifiuta di pensare che il 10 novembre quella pagina possa chiudere.

A proposito, tu che lo conosci bene, pensi di potermi far avere un’intervista con Chirù Casti?

Bisognerebbe chiederlo a lui 😉

Ultima domanda: mi sapresti dire per caso dove vanno i personaggi quando il lago gela? Lo sai, per caso?

A Salinger si risponde con Calvino: “Come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già prima. La prima riga della prima pagina di ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori del libro. Oppure la vera storia è quella che comincia dieci pagine più avanti e tutto ciò che precede è solo un prologo.”

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