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Internazionale a Ferrara 2014: un weekend con tutti i giornalisti del mondo.

Venerdì 3 Ottobre sono salita su un treno, per la verità tre, e sono scesa a Ferrara. Cominciava quella mattina l’ottava edizione del Internazionale a Ferrara 2014, settimanale italiano di informazione che pubblica articoli di influenti giornali stranieri tradotti in lingua italiana.

“Una finestra spalancata sul mondo”, intensivamente, per tre giorni, da venerdì a domenica e che raduna molti protagonisti del migliore giornalismo internazionale, in un susseguirsi di interviste, proiezioni di film e documentari, dibattiti, presentazioni di libri, dialoghi sulla cultura e workshop con scrittori, giornalisti, fotografi, registi e creativi.

Maisa Saleh contro il regno del silenzio: il mondo deve sapere

Cammino per le strade del centro storico di Ferrara per raggiungere i vari luoghi del festival e partecipare agli incontri, scopro una città limpida e formicolante di universitari e biciclette. L’inaugurazione del Festival si svolge dentro al Cinema Apollo, subito dopo assisto all’assegnazione del premio giornalistico Anna Politkovskaja, che quest’anno è stato attribuito alla giornalista siriana Maisa Saleh. Maisa è una ragazza di poco più di trent’anni, nella vita faceva l’infermiera ad Aleppo, ma un giorno ha deciso di prendere parte a quella rivoluzione pacifica contro la dittatura, contro la negazione di tutti i diritti e le libertà, ma soprattutto contro quel che definisce il “regno del silenzio” di una Siria pre rivoluzionaria in cui dentro ad ogni casa nessun genitore parlava a propri figli di quello che stava accadendo.

Così Maisa è diventata prima attivista e poi giornalista, ha condotto un programma su Orient tv, rischiando la vita ad ogni servizio ed è stata arrestata e torturata dal regime per essere andata alla ricerca della verità, una verità che ha ben poco a che fare con la piega integralista ed estremista che ha preso una parte della rivoluzione, e per averla diffusa. Maisa Saleh, penso, ha fatto del raccontare la sua missione. Ha imparato da sola, non ha frequentato nessuna scuola che le insegnasse come farlo, è stata mossa, credo, da quell’esigenza profonda e viscerale che è propria di tutti i narratori: l’ardere sotto la pelle di una storia che ha bisogno di trovare una voce, che freme per essere condotta alle orecchie di qualcun altro, perché questo qualcun altro la accolga e la senta un po’ sua, perché questo qualcun altro sappia e attraverso essa possa conoscere il mondo in cui vive e soprattutto possa imparare qualcosa.

“Tutto questo non accade lontano da noi e in un tempo altro” dice, “bisogna raccontare queste storie”

“Tutto questo non accade lontano da noi e in un tempo altro” dice, “bisogna raccontare queste storie” perché questa follia non dilaghi in altre parti del mondo. Credo che in fondo non ci sia molta differenza tra il giornalismo di Maisa e l’esperienza della scrittura e della lettura: sono tutte parole fatte per salvare.

Cambiare, un millimetro alla volta.

Internazionale a Ferrara 2014 prosegue e io mi dirigo verso altri luoghi, ascolto, in apertura all’incontro “L’Esplosione”, il meraviglioso monologo satirico di Karl Sharro, giornalista e scrittore inglese di origini irachene i cui messaggi satirici contro l’oriente e l’occidente sono seguiti ormai da milioni e milioni di follower su Twitter.
Nel pomeriggio raggiungo la Biblioteca Ariostea per sentir parlare Marino Sinibaldi, giornalista, critico letterario, vicedirettore di Rai Radio 3 e ideatore della trasmissione di libri Fahrenheit e della Festa del libro e della lettura Libri come.

È Giuliano Milani, giornalista di Internazionale, a presentare il suo libro, “Un millimetro in là, intervista sulla cultura“. Il millimetro di cui parla Sinibaldi nel libro è quello spazio di cambiamento che possiamo raggiungere attraverso la cultura. L’accesso alla cultura letteraria e alla cultura in generale non è mai stato così facile e immediato come oggi, dice Sinibaldi. Abbiamo raggiunto un livello di evoluzione tecnologica tale, che ci è permesso di avere accesso a qualsiasi tipo di informazione in ogni istante e in ogni luogo. La stessa comunicazione ormai non ha più limiti né di spazio né di tempo. Il punto è riuscire a prendere coscienza dell’importanza di questo risultato e capire come usarlo nel migliore dei modi.

“I libri sono somma di immaginazione e immedesimazione: il libro ti costringe a immaginare”

Si finisce a parlare di libri. I libri, dice Sinibaldi, sono somma di immaginazione e immedesimazione: il libro ti costringe a immaginare, perché il testo, di per sé, non è nulla senza l’immaginazione del lettore. Non si può leggere un romanzo senza immedesimarsi nei sentimenti dei personaggi e senza immaginare i loro volti. È questo che rende la lettura “una cosa dove devi fare qualcosa tu”. Leggere allena all’autonomia. “Autonomia è una parola bellissima, significa costruirsi una personalità e la letteratura è una grande addestratrice”.

Perché l’umanità ha bisogno di storie? Il lettore legge la sua vita attraverso la letteratura e trova in essa una sorta di “rotta”, spesso l’appagamento di un forte bisogno di consolazione. Insomma, i libri ti cambiano la vita e ti rendono capace di scegliere. Siamo tornati all’inizio, a Maisa e alle parole che salvano.

Il Festival prosegue e io torno a casa, un po’ più ricca di prima.

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