20 Ott

Image credit MeP. Licensed under CC-BY-SA 3.0.
MeP, il Movimento per l’emancipazione della Poesia.

Se vi è capitato di aprire un libro, preso in prestito in biblioteca o appena comprato, e trovare in mezzo alle pagine un foglio con una poesia, ecco, allora sapete di chi sto parlando. Oppure può essere che l’abbiate trovata per strada. L’incontro improvviso, fortuito, che avviene dietro un angolo, oppure quasi di schianto, contro un muro che proprio non vi aspettavate, è forse meno intimo, ma più emozionante. Solenne, quasi.

Ma che luoghi abita la poesia? Se chiedete ai poeti del MeP, il Movimento per l’emancipazione della Poesia, vi sentirete rispondere che non si tratta di luoghi adatti o meno, il problema è il ruolo.

“Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche…”

Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento” (dal Manifesto del Movimento)

Poesia con prepotenza, se occorre.

Il MeP, nato a Firenze nel 2010 e poi diffusosi in diverse città italiane, è formato da poeti anonimi (perché è la poesia che deve avere il risalto maggiore) e si propone proprio di rinnovare l’interesse e il rispetto per questa forma di scrittura, svincolandola dal libro stampato attraverso affissioni, eventi, reading, fotografie, esposizioni, trasmissioni, diffusione online. Con “prepotenza”, se occorre. Alcune azioni, infatti, tra cui l’attacchinaggio, non sono consentite dalla legge.

Ma forse è davvero giunto il momento di scrivere sui muri, per così dire, di sfruttare quella “proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla” (dallo Statuto). Perché ne abbiamo bisogno. Perché adesso, da quando ne ho incontrata una, a Genova, nei vicoli, da quel momento i miei occhi cercano la poesia dappertutto.

Lascia un commento