10 Set

  • Autore Michele De Negri
  • In Contest
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Questo che puoi leggere di seguito è uno dei racconti finalisti al concorso “Scrivere apre i corsi”, organizzato da Officina Letteraria per l’anno 2018/2019.

I racconti possono essere votati utilizzando il pulsante che trovi in fondo all’articolo. Potrai votare ogni racconto una sola volta, fino alle 24:00 di domenica 23 settembre 2018.

Al termine del concorso, l’autore del racconto che avrà ricevuto più voti, vincerà l’iscrizione gratuita al laboratorio di scrittura di 1° livello La grammatica delle storie.

A questo link puoi leggere tutti gli altri racconti in concorso.

Buona lettura!


La questione

di Giovannamaria Daccà

D’in s’un acquarello antico una fanciulla s’intravedea. Ella l’infinito scorciava ed una rondinella, lì presente, le annunciava la fatidica nova primavera.

Ella, Cercopiteca, era una giovine sposa promessa, che attendea sommessa il ritorno del suo amato, invano con lo sguardo cercato.

Il baldo giovine in questione di nome facea Atteone. Egli, garzone alla bottega del maniscalco era stato, ma, arrivati gli Ussari a depredare il villaggino, costretto fu a salir sul primo galeone, che lo avrebbe tratto di fuori la questione.

All’amata, accorsa subito al porto, egli promise, in un bagno di lacrime s’intende, che la fortuna avrebbe cercata e, trovatala, ad ella si sarebbe ricondotto per salvarla da tutto quel bailamme.

La damigella, rimasta al villaggio sotto il giogo ussaro, costretta fu a lavorare alla filanda e, presto, con un ussaro avrebbe dovuto sortire, perdendo così il poco tempo che avea al vespro per sperare ancor nel suo dolce futuro maldestro.

Trascorse erano alcune primavere e di Atteone nemmeno un bel veder.

Dunque, miei cari curiosi lettori, qui vi si dispiegherà la solinga vicenda dell’astante giovinetta, che si credea perduta… oh ma qual disdetta!

Ogne mattina, compresi i dì di festa, Cercopiteca al lavoro si recava lesta e mesta. Certo sì, ella alla filanda tenea qualche comare a cui gli affanni confidare, ma, in vero, la damigella era proprio una solinga fringuella.

Ella, non volendosi ad un ussaro maritare, un piede si sarebbe fatta amputare! Con ogne inganno ella evitava le fiere, sciagura di tutte le paesanelle più fiere.

Tuttavia, la primavera nova arrivò e all’orizzonte si scorse, ahimè giammai fosse, un epoichia di ussari arrivare. Allora tutti si diedero un gran da fare: e briga e tira e molla, i nuovi ussari anche sta volta la spuntaron e le sabine rattaron.

Qual gaudio fu a Cercopiteca, tuttavia, nello scoprir che la Bendata cieca mai è… Al finir si dice che la sbarbatella rapita fu dal suo Atteone, che in salvo la portò da gran birbone!

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