30 Nov

  • Autore Officina Letteraria
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Officina Letteraria e UDI.

Una donna, un giorno è il titolo del reading che Officina Letteraria e UDI- Unione Donne in Italia – hanno deciso di ideare e mettere in scena presso la Biblioteca Margherita Ferro, il 6 novembre scorso. Ognuna delle partecipanti, in tutto sedici, ha scritto un racconto che aveva come traccia la descrizione di una giornata di una donna oggi. Le parole delle scrittrici partecipanti sono stati accolte presso la sede dell’Udi e lì hanno trovato orecchie coscienti e curiose, entusiasmo e possibilità di confronto. La sede dell’UDI di via Cairoli 14/6  porta appesi alle pareti i manifesti delle battaglie femministe che settant’anni fa iniziavano a diventare fondamentali nella storie delle donne di questo paese: aprire le porte alle parole delle donne oggi, è stato un grande aggiornamento del file, uno sguardo trasversale che ha connesso tutte, lettrici e ascoltatrici, ad una radice comune, dalla quale attingere per interpretare ogni singola posizione. E cercare di capire. Aggiustare un po’ la rotta. Farsi delle domande. Trovare delle risposte, nelle esperienze dell’altra. E soprattutto, forse, sentirsi comprese e rispettate, oggi, nel proprio essere diverse, una dall’altra: oltre ai clichè, oltre alle definizioni. 

Ogni lunedì e ogni venerdì saranno pubblicati su questo Blog i testi delle sedici partecipanti

“Una giornata così” un racconto di Miria Cresci.

Guardo i numeri rossi nel buio: le 05:50.

Ancora tempo per un piccolo sogno prima di entrare nella realtà .

Realtà di suoni, di rumori che, nel fine settimana, arrivano più rari e lontani, mentre aggiorno la scheda mentale sulla giornata. Accendo la radio, la mia transizione fra sonno e veglia. L’immersione nelle notizie é interesse, dipendenza, necessità di uscire preparata.

La finestra si apre sul cielo che,  nuvoloso o chiaro, influenza l’abbigliamento come la temperatura.

– Il tuo è un freddo introitato, una convinzione – ha detto Nella.

Sarà anche vero ma ho rinunciato a sfidarlo, vince sempre.

Un po’ di restauri, vestizione rapida poi via, seguendo gli impegni della giornata.

Non sempre energia positiva, anche avvii difficili e nervosi in cui banalmente decidere come vestirsi é una sfida, senza voglia di parlare o vedere alcunché, tantomeno uno specchio.

Gli specchi riflettono sempre più di quanto vorremmo.

Oggi palestra per un paio d’ore. Più bello correre nel verde ma nessun parco è disponibile però, un  tapis roulant con vista sulle chiome degli alberi aiuta.

Ho imparato a restringere l’obiettivo sulla porzione da salvare, il resto è escluso, finchè riesco.

Nel pomeriggio corso di inglese che seguo puntualmente e abbandono alla dimenticanza appena le lezioni finiscono. Mi sgrido ma persevero giurando che cambierò.

Passo dal mercato. Girare fra i banchi colorati è un  piacere visivo che il supermercato non dà.

Poi a casa, seguendo l’ispirazione sopraggiunta o regolandomi sulle scorte, a preparare il pranzo. Cucinare è creativo, mi rilassa, che sia una sperimentazione nuova o qualcosa che preparo da sempre. Mattinate festive invernali piovose e fredde cambiano colore in un impasto morbido che prelude a una torta salata o si dimenticano tritando frutta secca e affettando mele per la preparazione dello strudel.

Oggi spaghetti con bottarga, profumati e veloci.

Telefono che squilla, più antipatico quando sto per scolare gli spaghetti, ma essendo spesso fuori chiamano a quest’ora. Del resto anche al ristorante parli a tavola, ha detto un’amica. È vero… mi adeguo.

In agenda ho segnato una conferenza che mi interessa e dopo inglese posso arrivare in tempo.

Sarebbe più produttivo incanalare tempo e attenzione su poche direttive o una direzione principale, ma da sempre sono incuriosita e interessata a tanti argomenti .

Pieno, vuoto. Riempire lo spazio per abitudine, per aiuto, perché il vuoto non si carichi d’ombra.

Una giornata per muoversi, parlare, ascoltare, leggere, mettere la testa in qualcosa e nascondere che è sempre più facile camminare sul tappeto che…farlo volare.

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