18 Mag

Alla presentazione de “L’invenzione delle personagge”, libro edito da Iacobelli, ovviamente sono l’unico maschio. Non c’è di che stupirsi, e nel luogo comune ci stiamo anche un po’ comodi.

Il libro, curato da Roberta Mazzanti, Silvia Neonato e Bia Sarasini, rilega opinioni e osservazioni di 23 autrici di varia estrazione disciplinare, orbitanti attorno al mondo della scrittura. Sempre che non si offendano a essere chiamate autrici, per la volgarità di questa declinazione del sostantivo maschile. Se è nato prima “autore”, ci sarà un motivo. Se Elsa Morante voleva essere definita “scrittore”, anziché scrittrice, aveva le sue ragioni. E certo. Io non è che sono maschilista. Ma un po’ contro il femminismo, sì. Poi tutte queste parole che finiscono in “ice”, come stanno male. Ricordano un po’ meretrice, non trovate? Le donne dovrebbero tenersi stretta la loro vera coniugazione: – inga. Da casalinga.

Lasciamo stare i luoghi comuni? No. Non le lasciamo stare, perché è questo ciò di cui si è parlato. La discriminazione della donna in ambito letterario. Perché le donne, per quanto si sforzino, non possono che scrivere letteratura femminile. Esatto. Rosa. Lo scrittore, e intendo lo scrittore maschio, può scrivere di tutto.
Già. Peccato che non legga di tutto. Gli uomini leggono uomini. Le donne leggono sia donne che uomini. E sarà per questo che ci capiscono un po’ di più, in fatto di relazioni sentimentali.

Mentre Silvia Neonato parla, cerco di estraniarmi dal mio confortevole luogo comune. Provo a mettermi dietro agli occhi di tutte queste donne che mi circondano. Provo a sentire dalle loro orecchie. E scopro in effetti una scrittura fatta di sensibilità, di un sottotesto difficile da descrivere, perché spesso contiene anche questa piccola rivincita: sono donna e scrivo.

Le donne sono un elemento recente, nella letteratura moderna. Hanno iniziato a leggere, e poi a scrivere, intorno al 1700. Sono nuove quanto gli smartphone, per capirci. E infatti c’è chi ancora non le capisce, in ambito letterario. Per sicurezza le confina nella letteratura di genere. Donne che scrivono gialli. Donne che scrivono di donne. Donne che scrivono di amore carnale molto passionale con qualche sfumatura. Come quando non sai cosa sono le app, e usi il nuovo iPhone solo per le chiamate. Che va benissimo, ma gli altri 500€ che hai speso rimangono sprecati dietro l’indifferenza.

Va detto che gli uomini scrivono da sempre, e partono con qualche secolo di vantaggio sulle scrittrici. E anche in fatto di personaggi maschili, la letteratura si spreca. E i personaggi femminili? Esistono? Certo. E se esistono le scrittrici, le infermiere, le avvocate, le architette (anche se questo è un po’ osè), perché non ci sono le personagge? Da oggi ci sono, e ce l’ha insegnato Silvia Neonato.

Le personagge sono più complesse dei personaggi. Ai personaggi basta che gli dai il calcetto il venerdì sera, una birra, un po’ di scollatura, e sono a posto. Le personagge vogliono qualcosa di più. “Sono di carta, ma vogliono essere amate come donne in carne e ossa”; amate finché morte non vi separi, e fortunatamente da qualche anno le trame stanno lasciando sopravvivere le nostre protagoniste, troppo spesso vittime di strazianti suicidi nella classicità.

Ora che anche i nonni si sono abituati allo schermo touch, le donne sono diventate una realtà letteraria non ignorabile. E infatti le loro personagge vivono, sfidano, osano! Perché “la letteratura, specialmente quella pop che non passerà alla storia, è il ventre molle che rispecchia i cambiamenti del mondo”.

Pensiamo a alcune delle più recenti eroine.
Lisbeth Salander della saga Millenium di Stieg Larsson, che ci dimostra “quanto possa essere feroce una donna abusata”.
Katniss Everdeen degli Hunger Games di Suzanne Collins (personaggia che non mi aspettavo di sentire nominare da una donna che non portasse jeans strappati a vita bassa e maglietta sopra l’ombelico). Questa protagonista che finalmente non è una ragazza che deve farsi maschio, ma diventerà una giovane donna, completa e vincitrice nella sua femminilità, e senza alcuna invidia del pene.

Il libro raccoglie anche diverse dichiarazioni sulle personagge più amate dalle diverse interlocutrici. Ester Armanino confessa una passione per Salomè Otterbourne, un’eccentrica, vulcanica e alcolizzata scrittrice di mezz’età di discutibili romanzi del genere rosa-piccante, personaggio minore di Assassinio sul Nilo della celebre Agatha. E una chicca così poteva scovarla solo Ester, che ha uno spirito di osservazione maniacale per le donne in letteratura. Lei, che delle personagge ha fatto sempre le protagoniste (in Storia naturale di una famiglia, primo romanzo, e ne L’arca, appena uscito per Einaudi), ci confessa la sua scoperta: “le mie personagge sono sempre sdoppiate. La mia protagonista, se è donna, non è mai unica, ma è costituita da una traiettoria tra due donne differenti. Come Antigone e Ismene”. Le donne che scrivono donne, non le dipingono mai sole. Sono sempre in amicizia, o in antitesi, comunque in stretto legame. Questo perché le scrittrici portano con loro i ricordi dei rapporti intrecciati con altre donne. Motivo per cui “gli uomini, quando scrivono di una donna, la lasciano sola. E anche motivo per cui i miei uomini (quelli di cui scrive Ester) risultano sempre un po’ dispari”.

Il mondo editoriale moderno, per fortuna, sembra riconoscere le potenzialità – meramente commerciali – della scrittura femminile (non rosa!). Pensiamo alla campionessa di traduzioni L’amica geniale e tutti i suoi seguiti. Annamaria Fassio, giallista genovese di successo, ci dice che “è stato il suo editor a chiederle di fare diventare Erica Franzoni, inizialmente personaggio secondario, protagonista assoluta dei suoi gialli”.
Meno male. C’è speranza per il mondo maschile, che potrà leggere sempre più scrittrici (con la “ici”) di qualità. E di conseguenza, forse, capire meglio le donne. E sapere cosa a rispondere a “cosa guardi in una donna?”.

Un buon libro per aprire nuovi punti di vista.
Io non l’ho ancora letto. Sono pur sempre un maschio.

 

Copertina libro.

L’invenzione delle personagge
a cura di Roberta Mazzanti, Silvia Neonato, Bia Sarasini
Iacobelli Editore

Lascia un commento