10 Set

  • Autore Michele De Negri
  • In Contest
  • Commenti 2

Questo che puoi leggere di seguito è uno dei racconti finalisti al concorso “Scrivere apre i corsi”, organizzato da Officina Letteraria per l’anno 2018/2019.

I racconti possono essere votati utilizzando il pulsante che trovi in fondo all’articolo. Potrai votare ogni racconto una sola volta, fino alle 24:00 di domenica 23 settembre 2018.

Al termine del concorso, l’autore del racconto che avrà ricevuto più voti, vincerà l’iscrizione gratuita al laboratorio di scrittura di 1° livello La grammatica delle storie.

A questo link puoi leggere tutti gli altri racconti in concorso.

Buona lettura!


Vogliamo tutti la stessa cosa

di Anna Caruccio

Oggi il decollo non è stato perfetto.
Lo sguardo allarmato di Pago, però, mi è parso eccessivo. Con uno che ha le mie ore di volo, si
può stare tranquilli. Se gli avessi detto anche della vista appannata, mi avrebbe costretto a restare
a terra.

Il colpo di Risso, dritto in mezzo agli occhi, continua a farsi sentire. Non è la prima volta che lo
vedo arrabbiato, ma ieri sera era fuori di sé.
“Smettila di provocarlo!”, Pago me lo dice sempre. “Siete due tipi pericolosi, solo che lui segue le
regole del gruppo. Tu e le tue idee strane non arriverete da nessuna parte”.
A parte che le mie idee non sono poi così strane, ma non capisco perché, desiderare più di casa e
cibo, debba diventare un problema per il gruppo.
“Alla fine vogliamo tutti la stessa cosa”, ripeto ogni volta a Pago.

È quello che ho detto anche a Risso ieri sera. Ma lui non l’ha presa bene. Non mi sono neanche
accorto di aver oltrepassato il confine del suo spazio. È lì che è partito il colpo da peso massimo.
Figuriamoci se ci sta ad essere paragonato a un tipo come me che se ne sta tutto il giorno in giro e
mai una volta se ne torna a casa con qualcosa da mangiare. “Come speri di mettere su famiglia?”,
anche questo mi dice Pago. “Già ti vedo. Un altro inverno da solo!”. Certe volte sembra mia madre.
Poi però a lui piace ascoltare i miei racconti quando torno nel gruppo.
“Vedi? A qualcuno basta quello che porto a casa io”, gli dico, “non sarò mai solo”.
Siamo fortunati. Da quassù c’è molto da vedere, molto più di vermi e pesci.

Sono sicuro che ci prova anche quella donna laggiù. Anche lei avrà voglia di guardare più lontano
possibile e più cose possibili. Ma quando non sei un gabbiano e non hai le ali, ti accontenti della
cima di una roccia.
Mi dà soddisfazione essere invidiato dalla donna laggiù. Lei che non si accontenta di portare a
casa la pagnotta, lei che non colpisce in mezzo agli occhi chi invade il suo spazio.
Ma si sa, lei appartiene a una specie più evoluta della mia

2 Commenti

  • Giuseppe 22 settembre 2018 alle 1:36 pm

    Bellissimo racconto, una finestra di vita con apertura a profonde riflessioni.

    Rispondi

  • DELIA DEL SARTO 23 settembre 2018 alle 3:25 pm

    Bellissima la riflessione sul bisogno, proprio dell’Uomo con la U maiuscola, di non accontentarsi, di ricercare sempre qualcosa di più anche se questo rompe con ciò che la società vuole da noi: mettere su famiglia, portare a casa la pagnotta, etc.
    Bello, bello, bello! Verrebbe voglia di continuare a leggerne di più.

    Rispondi

Lascia un commento