22 Gen

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di Sonia Vespa

Non serve più puntare la sveglia alla sera. Ormai Donatella si alza molto prima della suoneria, malgrado l’ora di coricarsi sia  sempre spostata più in là. Non basta struccarsi, spogliarsi, prendere il libro, accendere l’abat-jour e sprofondare nella lettura che ti accompagna al sonno: si devono ancora controllare gli zaini delle bambine, la merenda, appendere i grembiuli in fondo ai letti, piegare i vestiti, preparare quelli puliti per l’indomani. Intanto Maurizio guarda la TV , legge il giornale, si addormenta sul divano. Lui può. Lei deve ancora finire di cucinare il sugo per lasciarlo pronto alle bambine domani.

Lo sguardo cade sulla mensola impolverata. Non ce la fa stasera a togliere la polvere, dovrebbe farlo Irina, cosa la paga a fare? I libri di scuola sono tutti sottosopra. Sono disordinate come lei le sue figlie, non hanno preso dal padre. È ordinato lui, ma non mette mai in ordine la stanza delle bambine; Irina fa quello che può, e più di una volta alla settimana non se la possono permettere. Ed è inutile discutere con Dalia e Laurina: le risponderebbero che hanno preso da lei. Donatella, però, aveva una mamma casalinga che sistemava tutto prima che lei e la sorella tornassero da scuola, che, anzi, non voleva neppure essere aiutata, perché come per  sua madre e sua nonna, la casa era compito di una donna.

Il sugo si sta attaccando alla pentola, se l’è dimenticato mentre finisce di stirare le camicie per la trasferta di  Maurizio. Un’altra trasferta di lavoro che comporterà per lei  andare, dopo l’ufficio, a prendere Dalia al maneggio e Laurina a pattinaggio, unici compiti di Maurizio, fermarsi a fare la spesa nel supermercato che chiude alle 21, approfittare del viaggio in auto per chiacchierare un po’ con le figlie, sempre che non stiano litigando tra loro. A Maurizio non soddisfa come stira le sue camicie Irina né la lavanderia, dovrà accontentarsi di come le sa piegare Donatella, senza naturalmente ringraziarla. Tutto dovuto,  a lui e alle bambine.

Non voleva finire come sua madre, ma è così, solo che in più lei ha anche otto ore di ufficio e due di tragitto.

Laurea in ingegneria e mansioni da segretaria.  Preferisce non pensare alle illusioni di quando era studentessa, quando credeva nella parità dei sessi, nella realizzazione professionale.

Dalia non si addormenta senza chiamarla almeno tre volte. Ormai Donatella non si corica prima che sua figlia abbia completato le sue richieste: ho sete, non riesco a dormire, ripassiamo la lezione… Mai grazie mamma, solo capricci, alzate di spalle, pretese arroganti. Laurina è altrettanto capricciosa, ma almeno alla sera crolla e ha sempre dormito da sola.

Congela il sugo per tutta la settimana, pulisce i fornelli, sistema velocemente la cucina, porta l’acqua a Delia che sta urlando: allora, mamma arriva quest’acqua?, mentre pensa che il domani sarà migliore, le figlie cresceranno, lei sarà più libera, meno stanca, magari riprenderà a viaggiare come faceva prima di conoscere Maurizio.

L’orologio di cucina segna quasi le 23. Manca un’ora al giorno nuovo. Non è per l’insonnia che non dormirà stanotte, è per il discorso che si dovrà preparare mentalmente da fare al capo, domani, dopo aver respinto per l’ultima volta le sua avances: Queste sono le mie dimissioni, la nostra ditta rivale mi ha cercato più volte e oggi ho detto sì. Aumento di stipendio, vicinanza a casa, riconoscimento del mio ruolo, e il capo è una donna.

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